L'interesse sociale alla bigenitorialità - FIGLI PER SEMPRE ONLUS
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L'interesse sociale alla bigenitorialità

L’INTERESSE SOCIALE DELLA BIGENITORIALITA’ E L’ ALIENAZIONE GENITORIALE

Per decenni è stato ammesso, contrariamente ad ogni evidenza scientifica e psicopedagogica, che la perdita di contatti con un genitore (quello non affidatario) fosse un accettabile dazio che il minore doveva pagare alla separazione dei genitori. Paesi progrediti, specie nel Nord Europa, hanno cercato di ovviare a questo grave problema rendendo meno scontato l’affidamento alla madre (con percentuali di affidamento al padre intorno al 20%) in modo anche da stimolare il coniuge affidatario a rispettare l’esigenza del minore, adeguatamente sottolineata in quei paesi dal giudice , di relazionare con ambedue i genitori in maniera il più possibile paritetica. Altri Paesi, come la Francia e, solo ora ed con enorme ritardo, l’Italia, hanno istituzionalizzato l’affido condiviso come istanza prioritaria da perseguire. Il ruolo preponderante e imprescindibile della bigenitorialità e della personalizzazione ad hoc dei provvedimenti (piuttosto che la loro stereotipizzazione) è stato fra l’altro ribadito dal Dott.Roia, già Magistrato Responsabile della Commissione di Studio sul Diritto di Famiglia dell’ANM. Inoltre, la personalizzazione del progetto con aderenza alla situazione particolare del caso e la costruzione di nuovi e più duttili equilibri è fondamentale perché, come ricorda Aurora Lusardi, se è vero che è importante mantenere rapporti con ambedue i genitori, “può talora essere nocivo stabilire che i figli si alternino nei mesi in luoghi assai diversi e lontani affidandosi al criterio dell’alternanza. Ciò può significare compromettere la crescita e provocare traumi in grado di evolvere verso patologie dissociative.
Quando il bambino sdoppia le sue abitudini perde gli unici punti di riferimento e difficilmente accetta ruoli educativi, magari tra loro contrapposti”. Da qui la naturale, ovvia esigenza di soluzioni bigenitoriali che compendino regolarità, stabilità e che però cerchino di far sì che il bambino relazioni paritariamente con ambedue i genitori. Ma perché è importante, anche per la società, che i figli mantengano solidi e continui rapporti coi padri? Premesso che per un bimbo il padre rappresenta un modello imprescindibile (menzioniamo tra gli altri gli studi di Kuhn, Churnin-Nasch, Bruken 1978), ricordiamo ciò che scriveva 15 anni orsono la celebre psicologa statunitense Dionna Thompson e cioè che “la guerra contro i padri è in realtà una guerra contro i bambini; il punto non è semplicemente il diritto dei padri o il diritto delle madri, ma il diritto dei figli di avere due genitori che si occupino attivamente della loro vita ”. Ma il diritto dei figli è il diritto della Società: Infatti tutti gli studi ci mostrano che patologie sociali come l’abbandono scolastico, la criminalità, il suicidio, il bullismo sono molto più probabili quando i bambini hanno un solo genitore. Ma non abbiamo bisogno di statistiche per sapere ciò che dovrebbe essere ovvio: i bambini hanno bisogno di entrambi i genitori
Una società bigenitoriale è una società sicuramente più sana di una in cui i figli crescono avendo relazioni monoparentali. Purtroppo la visione della famiglia in buona parte d’Italia è ferma agli anni 50: la madre è sempre il genitore affidatario e il padre la fonte principale di sostentamento (NDR: situazione che si è affermata all’epoca della prima rivoluzione industriale in cui il padre, destinato alla fabbrica, ha dovuto lasciare totalmente il passo alla moglie nella gestione domestica e familiare). Oggi, spesso, la madre affida i figli ai suoi genitori o ad estranei per continuare a lavorare ma…non li affida al padre!. A questo proposito lo Psicologo forense Richard Gardner ha identificato nel 1985 la “Sindrome di alienazione genitoriale” (Parental Alienation Syndrome, PAS) che, in fondo, può esser in parte considerata conseguenza di sistemi giuridici ingessati che consentono al genitore affidatario di fare sempre e comunque il proprio primario interesse (cioè quello di nuocere all’altro genitore) più che quello del minore (che sarebbe quello di avere e sentire sempre vicini i suoi genitori, anche se separati, anche se non si amano più). La negazione del diritto di visita al genitore non affidatario rappresenta il primo passo verso l’alienazione genitoriale! Essa va combattuta con estrema severità nell’interesse dei bambini e nell’interesse della collettività. Gli studi di Gardner (1985-1987-1990 ) hanno assunto valore epocale. Ai concetti da lui espressi fa ormai riferimento pressochè costante la giurisprudenza statunitense, il Consiglio d’Europa (che ha introdotto il concetto di violenza emozionale, un concetto nuovo che si affianca a quello di violenza fisica e sessuale) e la giurisprudenza di buona parte d’Europa. In Italia gli studi originali di Gardner sono stati ripresi e divulgati dal Prof. Gulotta, Ordinario di Psicologia Giuridica all’Università degli Studi di Torino, che ci ricorda che le conseguenze possono essere molto gravi per il bimbo “programmato” (brainwashed child, per Gardner): aggressività, mancanza di controllo (acting out), problemi scolastici, paura immotivata del genitore bersaglio, confusione emotiva e intellettiva, bassa autostima, fobia e regressione, depressione, problemi sessuali, emotivi e anche sindromi psichiatriche (fino alla psicosi paranoica e alla schizofrenia). Si ritiene universalmente che il bimbo sia programmabile a partire dai due anni di età e che la gravità del quadro dipenda dalla precocità del condizionamento (da cui si evince l’urgenza di intervenire molto presto e decisamente nei cofronti dei genitori alienanti: i bambini alienati di oggi saranno spesso gli psicopatici di domani!!).